Share

Gli scarpini di Roberto Baggio per la rinascita del museo

Gli scarpini di Roberto Baggio per la rinascita del museo

Nell’ultima sala il campione è Simone Moro, lo scalatore degli Ottomila con scarpe La Robusta. Sembra sbirciare verso la porta che conduce alla prima sala, in cui i campioni sono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Con gli scarponi Dolomite hanno conquistato il K2 negli anni Cinquanta. Ma le “Scarpe dei campioni”, il titolo della mostra allestita al Museo dello Scarpone, non sono solo quelle degli scalatori. Un’altra sala ospita Senoner e Colò con i loro scarponi da sci Dolomite e Nordica, poi si passa a quella di Tomba con gli scarponi Lange e di Muller con gli Head, e poi Pietro Mennea con le MGM e Bettiol con le Lotto, Cipollini con le Gaerme e le Sidi, Roberto Baggio con le Diadora, c’è la galleria dei campioni con le scarpe da F1 di Prost e Badoer, quelle da motociclismo di Max Biaggi, e poi ancora quelle dei tennisti Borg e Becker, gli scarpini da calcio di Zico, di Kafu, le Lotto di Shevchenko. E assieme pannelli con le gigantografie dei campioni in bianco e nero circondati da un ambiente a colori e nelle teche scarpe e scarponi a illustrare l’evoluzione tecnologica del distretto dello Sportsystem.

È il rinato Museo dello scarpone e della calzatura sportiva, strutturato attorno alle figure dei campioni e alle calzature che hanno usato nelle competizioniLa rinascita è frutto di un progetto che ha visto assieme il Museo dello Scarpone, il Museo Bellona, l’amministrazione comunalel’università Ca’ Foscari e lo Iuav di Venezia e un finanziamento di oltre 200 mila euro da parte della Regione Veneto utilizzato in buona parte per gli eventi formativi e in parte per il nuovo allestimento che ha avuto le sue creatrici in Monica Celi e Irene Bolzon. A questo ha portato il progetto SportMuse dell’università di Ca’ Foscari. Sono esposte 50 scarpe di campioni dagli anni Cinquanta a oggi, 260 calzature sportive di 62 marchi. Una parte del patrimonio del Museo dello Scarpone, che ammonta a più di 3 mila pezzi di 82 marchi diversi prodotti o ancora in produzione nel distretto dello Sportsystem. Nove sale, ognuna con i suoi campioni di sport a testimoniare che lo Sporsystem non è stato certo solo scarpa da montagna e lo scarpone da sci. E poi tablet dove ascoltare la storia della scarpa da dirigenti, tecnici e operai, tavoli da lavoro su cui è esposto ciò che racconta l’evoluzione tecnologica della calzatura sportiva. Anche pezzi rarissimi, come un paio di pattini a rotelle che sembrano appartenere alla preistoria del pattinaggio. E il nuovo biglietto da visita, che sarà inaugurato oggi alle 16,30, di uno Sportsystem che ha dimostrato di essere più che mai vitale. È una ripartenza iniziata 5 anni fa, che ha avuto la sua svolta un anno fa con il protocollo tra Museo dello Scarpone e Museo Civico e oggi arriva alla meta«Cinque anni fa, con debiti che gravavano per 700 mila euro sui lavori di restauro della villa, le attività del museo languivano», ha detto il sindaco Marzio Favero, «Il debito è stato risanato, è nata l’alleanza tra i musei e oggi abbiamo un allestimento in grado di regalare emozioni ai visitatori. Va riconosciuto il merito a chi ha avuto l’idea di un museo come questo, ossia ad Aldo Durante oggi si riparte su basi nuove ».«È stata una sfida importante», ha aggiunto il presidente Antonio Lauro, «gli imprenditori hanno investito 2 milioni 700 mila euro per il restauro di villa Binetti e oggi abbiamo un museo che è unico al mondo e che può essere definito la genoteca dei campioni, perché le calzature esposte sono proprio quelle che hanno utilizzato nelle loro performance sportive, si può sentire ancora il loro sudore, e sono state prodotte tutte qui».

Fonte:  La Tribuna, sabato 25 marzo 2017

Scarica l’articolo_LA_TRIBUNA_25_Marzo_2017

Share post:

Leave A Comment

Your email is safe with us.