Il distretto dello Sportsystem negli ultimi quindici anni ha accentuato la sua trasformazione, come tanta parte del mondo, da luogo a non luogo secondo la definizione data da Marc Augè nel suo Non Luoghi.
Le conseguenze di questa trasformazione sono la crescita di montebellunesi che vivono in un ambiente completamente indipendente rispetto al proprio ambiente fisico immediato.
La cosa non interessa più solo i giovani per quanto riguarda il tempo libero, ma coinvolge molti adulti nel loro lavoro. Le persone che stanno sedute al proprio computer e hanno contatti con il resto del mondo ( abolendo qualsiasi vicinanza territoriale) sono diventati comportamento quotidiano.
A questi si aggiungono, e sono sempre più numerosi, quelli che si spostano all’esterno dovendo seguire le imperiose necessità della globalizzazione che ha accentuato in modo vorticoso la delocalizzazione produttiva.
Ma notiamo un altro paradosso.
La globalizzazione ha notevolmente ridimensionato la caratteristica di Montebelluna come distretto internazionale dal punto relazionale. Finché lo Sportsystem era importante dal punto di vista produttivo le relazioni con gli stranieri si svolgevano nell’ambito territoriale trevigiano.
Un pò alla volta le multinazionali hanno chiuso o hanno ridotto la propria presenza nel nostro territorio in modo massiccio. Anche quello che resta spesso è diventato non luogo, vale a dire una situazione lavorativa in cui i rapporti con il territorio non sono così importanti come un tempo. Questo fenomeno ha reso quindi il nostro distretto sempre più simile ad una grande città che viene definita un luogo in cui l’individuo è decentrato rispetto a se stesso e si dota di strumenti che lo pongono in contatto costante con il mondo esterno più remoto.
Un segnale piccolo in sé, ma emblematico e molto concreto di questa trasformazione è dato dalla diversa partecipazione delle aziende al Museo dello Scarpone.
Il distretto tradizionale (e quindi anche il museo) era “luogo” per eccellenza nel quale le relazioni avevano un peso formidabile. Diventando progressivamente non luogo, il distretto (e il museo) è venuto progressivamente a perdere la sua funzione relazionale come punto d’incontro.
La domanda che dobbiamo porci è la seguente: questa trasformazione dobbiamo considerarla ineluttabile e quindi è un dato di fatto che ci vede impotenti a modificarlo, oppure questo stravolgimento delle nostre vite quotidiane che ha all’origine le innovazioni tecnologiche non deve essere supinamente accettato, ma se non osteggiato, almeno corretto? Vivere in un non luogo è una conquista del progresso o è una condizione devastante di regresso?
Se consideriamo valida questa seconda risposta dovremmo attivarci per creare delle occasioni di frequentazione che almeno in parte conservino la qualità e l’intensità delle relazioni che esistevano nel distretto – luogo della tradizione.
Il Museo dello Scarpone e della Calzatura Sportiva vorrebbe avere questa funzione. Chi ci crede mi contatti scrivendo a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Aldo Durante
Direttore
Museo dello Sportsystem di Montebelluna
Montebelluna, 8 gennaio 2012






Domenega 11 dicembre 2011, ore 16.30, Salon Central de la Vila Zuccareda Binetti Montebelluna (TV). I VENETI è un puzzle di 32 episodi. L’opera racconta, in dialetto, la vita quotidiana di una piccola comunità veneta all’inizio del 1800. C’è la Grande Storia che rumoreggia (con tutte le guerre dell’epoca) e ci sono le Piccole Storie (amori, lavoro, fame, interessi, disgrazie, matrimoni, le tasse, le questue, le malattie, la scuola, il divertimento) di quattro famiglie: i Morosini, nobili veneziani, in decadenza; i Baruffa, fittavoli dei Morosini; gli Sbornia, boscaioli del Montello, che tirano avanti a forza di furti; gli Acquasanta, proprietari di un’osteria e piccolo borghesi rampanti. 
UNA BUONA NOTIZIA PER I SOCI