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Laboratorio giovani

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Si è costituito un GRUPPO STUDENTI con lo scopo di organizzare iniziative che siano di collegamento fra la scuola e il mondo del lavoro. Una prima proposta è questa:
offrire la possibilità  ai giovani di  fare delle domande agli adulti sui vari aspetti della nostra società.
Pubblichiamo una prima "batteria" di quesiti sul tema 

DOMANDE CONCERNENTI L’AMBITO UNIVERSITARIO E LAVORATIVO
formulate da Silvia Marcolin e Stella Frassetto
(V E Liceo Linguistico Veronese di Montebelluna.)


1-Come conciliare lavoro e studio durante le superiori?
Ci sono aziende disposte ad assumere studenti, pur sapendo che questi avranno meno tempo a disposizione per lavorare rispetto ad un impiegato a tempo pieno?

2-Perché quando nei licei si parla di orientamento universitario, non si ha una corrispondente presentazione delle possibilità lavorative?

3-E’ possibile stabilire un collegamento tra facoltà universitaria e ambito lavorativo, cosicché uno studente possa applicare le proprie conoscenze già durante il corso di studi?

4-Uno studente universitario che si è sempre dedicato allo studio senza essersi mai applicato in ambito lavorativo, come può inserirsi nel mondo del lavoro?
Non è forse svantaggiato rispetto ad uno studente che ha frequentato un istituto professionale?

5-Come può un giovane capire qual è il lavoro più adatto a lui? E come indirizzarlo sulla giusta strada?

6-Di che strumenti dispone una persona per trovare lavoro?

7-Come mai i giovani, laureati o non, incontrano molte difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro?

8-Qual è il peso di un diploma universitario quando si cerca lavoro?

9-Come vengono valutati i curricola e secondo quali criteri si assume una persona?

10-Il datore di lavoro come riesce a trarre una giusta valutazione del candidato durante il colloquio?

11-Come aiutare i giovani ad entrare in azienda?
E quale iter si segue?

12-Quali strategie attuare per convincere i giovani con idee valenti ad aprire un’azienda?

13-Perché le aziende non investono nei giovani assumendoli a tempo indeterminato invece di fare contratti a termine?

14-Per quale motivo si sente di giovani che pur svolgendo un lavoro da professionisti non ricevono una retribuzione proporzionale al lavoro svolto?
Perché invece non incentivarli, tenendo conto che così si ha anche una minor perdita di risorse per l’azienda?

15-Come convincere i giovani a non andare a lavorare all’estero, ma impiegarsi nel loro paese?
Non sarebbe un guadagno per le aziende?

16-Cosa spinge un’azienda a delocalizzare la produzione all’estero rischiando di ottenere prodotti di qualità inferiore?

17-Esiste già nelle aziende la possibilità di affiancare un giovane apprendista ad un professionista per favorire il ricambio generazionale e una condivisione delle conoscenze?

18-Perché è così difficile questo ricambio generazionale?
Quali condizioni sono mutate rispetto al passato, quando l’ingresso nel lavoro del giovane era quasi automatico?

19-Perché gli anziani sembrano essere restii a lasciare il loro posto di lavoro alle nuove generazioni?
Questo non consentirebbe la conservazione di lavori radicati al territorio ( vetrai, calzolai ecc.)?


RISPOSTE 

1-L’obiettivo principale durante il periodo delle superiori è lo studio che mal si concilia con il lavoro. L’attività lavorativa è secondaria e dovrebbe interessare prevalentemente ciò che è propedeutico allo studio, ad esempio attività nel turistico, per approfondimento delle lingue o altre inerenti al tipo di percorso di studio intrapreso.In genere quando le aziende assumono richiedono una prestazione completa per il tempo contrattuale. Il lavoratore presente in azienda deve dedicarsi esclusivamente al lavoro.Diversa è la condizione di lavoratore studente che è disciplinata da specifici contratti.

2-Al momento attuale il collegamento scuola-lavoro è carente. Le Università tendono a promuovere le loro facoltà per attrarre un numero sempre crescente di studenti, a volte, indipendentemente dagli sbocchi lavorativi sia nazionali che locali.

3-Esistono nelle organizzazioni degli industriali attività per illustrare e orientare gli studenti durante il periodo di studi. Anche le scuole e le università a volte propongono incontri con le stesse finalità. Purtroppo questo non avviene con sistematicità.

4-Per l’inserimento nel mondo del lavoro si possono seguire vari percorsi dal rapporto diretto con le aziende alle società di collocamento e non ultimo l’utilizzo dei siti internet.Data la struttura delle aziende locali, in genere con pochi dipendenti, il diplomato tecnico risulta favorito nell’assunzione. Tuttavia il laureato, che nella fase iniziale svolgerà più o meno gli stessi compiti, avrà in prospettiva un potenziale di crescita notevolmente superiore.

5-Un giovane nel percorso di studi dovrebbe capire quali sono le sue attitudini e/o gli interessi collaterali, nel contempo dovrebbe monitorare le richieste del mercato.

6-I percorsi sono quelli descritti nei punti 3 e 4. E’ necessario perseverare nella ricerca e non demordere ai primi insuccessi, in questo particolare periodo le difficoltà sono maggiori. Le professionalità tecniche sembrano essere più richieste.

7-La situazione di mercato risulta particolarmente critica. I cicli di espansione sono esauriti, il sistema economico sta attraversando una fase di transizione i cui sbocchi non sono ancora ben delineati. Di questa situazione ne soffrono principalmente i giovani.

8-Il potenziale di un giovane laureato rispetto ad un diplomato è superiore. Talvolta però le aspettative non trovano rispondenza nel mondo del lavoro. Anche l’offerta di talune lauree risulta sovradimensionata rispetto alle esigenze del mercato.

9-I curricula devono essere redatti in modo semplice, completo e non prolisso. I criteri riguardano la valutazione finale e il periodo di conseguimento della laurea. Molto importanti sono altre conoscenze complementari quali, lingue, informatica, hobbies, cultura generale ed eventuali altre esperienze lavorative ecc.

10-Ci sono tecniche specifiche per valutare il candidato. Fattori da non trascurare sono l’abbigliamento e il modo di proporsi.

11-Vedi risposte ai punti 3 e 4.

12-Esistono varie iniziative, presso banche o Unindustria, per finanziare progetti innovativi per l’avviamento di nuove attività.

13-Esistono varie ragioni, molto spesso le aziende non hanno la necessità di organici stabili ad esempio le aziende che operano in settori stagionali. Inoltre questa modalità è uno strumento per valutare e selezionare il personale in modo più mirato.

14-La retribuzione è disciplinata dai contratti nazionali. Il tirocinio è un periodo necessario per conseguire adeguata conoscenza e competenza in modo da ricoprire al meglio le posizioni professionali. Le retribuzioni saranno adeguate in rapporto alla effettiva crescita. Le aziende hanno sempre il vantaggio a consolidare persone che dimostrano volontà e interesse per il lavoro e hanno acquisito conoscenze e competenze adeguate.

15-L’esperienza all’estero risulta particolarmente utile e formativa e viene valorizzata dalle aziende. Risulta invece negativa per il Paese, quando maturata una grande preparazione, la persona rimane all’estero.

16-La delocalizzazione si rende necessaria per mantenere competitiva l’azienda in particolare in un contesto di mercato globalizzato. La qualità del prodotto dipende sempre dalla capacità/volontà dell’ azienda di mantenere sotto controllo il processo produttivo.

17-L’affiancamento di un giovane neo assunto con personale esperto viene normalmente praticato dalle aziende, sia che si tratti di ricambio generazionale sia in caso di potenziamento della struttura.

18-Non è da confondere il ricambio generazionale degli imprenditori con quello dei dipendenti perché per questi ultimi l’uscita dall’azienda è disciplinata da norme contrattuali o leggi dello Stato (pensionamenti). Come detto al N°7, in genere, il contesto economico attuale rende più difficoltoso il collocamento rispetto al passato.

19-Vale quanto detto al punto N°18. Molte attività lavorative o professionali necessitano di consolidate esperienze, talvolta non facilmente trasferibili in quanto richiedono una lunga pratica lavorativa. Siamo sicuri che i giovani siano sempre disponibili a sostituirsi nelle attività svolte dagli anziani? Risulta infatti che da osservazioni di Unindustria nel 2008 ben 150.000 posti di lavoro per diplomati tecnici, artigiani e altri (es. infermieri) siano rimasti inoccupati.

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