L’OTTOCENTO. POCHI ARTIGIANI, TANTI CONTADINI E TANTI ANALFABETI


I primi documenti sull’artigianato della calzatura risalgono agli inizi dell’Ottocento: nel 1808 c’erano a Montebelluna 10 calzolai.
Ogni scarparo lavorava al deschetto, coadiuvato da uno o due lavoranti, e confezionava a mano le scarpe, utilizzando strumenti immodificati da generazioni: martello (martél), tenaglie (tenàie), lesina (sùbia), trincetto (cortèl), punzone (spunciòt), bisegolo (biàsegol), liscia (lìssa), bullette (ciodìn), marcapunti (marcapunti), tirasuole (tirasiòe). Le prime macchine da cucire arrivano solo nel 1860.
Come anche il contadino, il calzolaio non conosceva innovazioni tecnologiche: le operazioni per fabbricare una scarpa erano definite da una tradizione secolare. Anche l’assortimento era limitato: dalmare, gallozze, zoccoli di legno, scarpe da boscaioli, scarpe in cuoio da festa e qualche paio di stivali. In una giornata, lavorando sodo, un calzolaio era in grado di produrre un paio di scarpe di cuoio.
La gallozza, termine la cui etimologia ricorda forse un’antica calzatura portata dai Galli, era la calzatura più in uso presso le popolazioni contadine, in quanto rispondeva alle loro esigenze di economia, igiene, robustezza e comodità. Essa era formata da un fusto di legno dello spessore di 2/3 centimetri, ricoperto tutt’intorno e sulla parte anteriore in cuoio; il tacco piuttosto alto permetteva di slanciare la figura.
Ogni calzolaio aveva un proprio inconfondibile: realizzata completamente a mano, ogni scarpa aveva delle caratteristiche che la differenziavano da bottega a bottega. Nei giorni di mercato, il mercoledì a Montebelluna, il sabato ad Asolo, ed eventualmente in altri mercati della Provincia, gli artigiani esponevano su una “panca volante” i prodotti del proprio lavoro.
Da vedere:
Una delle prime macchine da cucire, datata 1860.
Uno stivale asburgico del 1880 con soffietto
Le gallozze, le calzature più usate dai contadini del tempo
Il Quinternetto delle Arti e del Commercio del 1808 che testimonia come vi fossero allora, a Montebelluna, 10 calzolai tenuti a pagare 8 lire d’imposta
Il deschetto con gli antichi strumenti del calzolaio
Una calzatura interamente in legno, dono dello scrittore Mario Rigoni Stern





