ANNI SESSANTA. LE GRANDI INNOVAZIONI

Durante gli anni Sessanta la domanda di scarponi da sci cresce in modo assai marcato, passando dalle 180.000 paia del 1963 alle 700.000 paia nel 1969.
Mentre le innovazioni che interessano la scarpa da montagna sono modeste, lo scarpone da sci, diventato il primo attore del settore calzaturiero, conosce una stagione di importanti innovazioni.
Nel 1963 Nordica utilizza per prima sui suoi scarponi la leva in metallo che soppianta così la chiusura con i lacci. La casa svizzera Henke aveva messo a punto dei prototipi di leva già nel 1952. La comparsa di questo nuovo dispositivo di chiusura rappresenta un’altra pietra miliare nella storia dello scarpone da sci, consentendo una chiusura più rapida, facile perché moltiplicava l’effetto dello sforzo di chiusura, efficace, omogenea e personalizzabile secondo le necessità rispetto a quella ottenuta con i tradizionali lacci. I lacci infatti, con l’uso e l’umidità della neve, si allentavano, rendendo necessari continui riaggiustamenti.
Negli anni successivi la leva subisce modifiche e perfezionamenti ad opera di molte aziende, ma non si discosta molto dal suo concetto originario. Le innovazioni più significative riguardano l’impiego di leghe leggere, la microregolabilità per un più preciso aggiustamento della chiusura e una miglior prensilità. Per le versioni più economiche, oggi, gli scarponi utilizzano leve in plastica, in policarbonato, molto leggere.
Del 1965/66 sono la vulcanizzazione della suola in gomma e successivamente la iniezione della suola in PVC o poliuretano tramite l’utilizzo di stampi. Due importanti innovazioni, non appariscenti sul piano estetico, ma fondamentali su quello tecnologico e funzionale. Fino ad allora infatti la suola veniva preparata a parte, unendo diversi strati di cuoio e poi incollando e cucendo il tutto alla tomaia. La suola viene formata rapidamente a diretto contatto con la tomaia, costituendo con questa, una volta raffreddata e solidificata un corpo unico. Senza entrare in dettagli tecnici, l’iniezione risulta essere il metodo più rapido rispetto alle tecniche precedentemente utilizzate.
L’introduzione di tali metodi consente, oltre che considerevoli risparmi di tempo con conseguente aumento della produttività, anche un notevole miglioramento del prodotto finito, che, dotato di una suola più rigida, garantiva una maggior sicurezza nello sganciamento dall’attacco in caso di caduta, era inoltre completamente impermeabile e praticamente indeformabile.
Del 1967 è invece l’introduzione del cuoio plastificato nella costruzione delle tomaie. Si comincia ad applicare sul cuoio, di per sé poco impermeabile e resistente all’abrasione, sottili fogli di poliuretano. Il tutto viene poi tagliato, cucito e rifinito secondo il metodo tradizionale. La scarpa risulta così più rigida, isolata termicamente, compatta ed impermeabile. Viene offerta inoltre in una vasta gamma di colori brillanti, soddisfacendo anche le esigenze estetiche dello sciatore che può meglio intonarla all’abbigliamento.
Nell’inverno 1964/65 Bob Lange, un tecnico americano del Colorado, realizza uno scarpone con lo “scafo” tutto in plastica, facendo colare in uno stampo una speciale resina di tipo poliuretanico bicomponente.
Nordica perfeziona l’invenzione americana sostituendo la “colata”, che presentava alcuni problemi tecnici, con lo stampaggio ad “iniezione” di materiali termoplastici .
Aldo Vaccari commissiona alla ditta Lorenzin di Padova una innovativa pressa ad iniezione e i relativi stampi in alluminio.
Molte aziende montebellunesi credono e adottano la nuova tecnologia con grandi sviluppi futuri.
La nuova tecnologia richiede il radicale cambiamento delle modalità di progettazione e costruzione degli scarponi.
In questo periodo vengono affinati gli studi riguardanti l’anatomia del piede e della gamba per un miglioramento del confort e della prestazione.
Si ricercano nuovi materiali per la costruzione degli stampi e per la produzione.
Lo scarpone subisce una serie di innovazioni tra cui le principali sono:
Gambaletto snodato sullo scafo in corrispondenza dei malleoli per agevolare il movimento del piegamento della gamba durante la sciata.
Scarpetta interna estraibile, costruita con nuovi materiali.
La suola assume ora una configurazione che è ancora attuale, vale a dire che i profili laterali sono paralleli allo sci. E verrà avviato lo studio di normalizzazione per la sicurezza.
Da vedere:
Uno dei primi scarponi da sci con ganci di chiusura (Dolomite, 1963)
Il primo scarpone da discesa vulcanizzato prodotto a Montebelluna; è del 1967, è della Montelliana (Arkos), ed è stato premiato nel 1968 dal CAI di Torino come prodotto innovativo dell’anno
Lo scarpone modello Racer Super di Nordica (1969) in cuoio plastificato
Il primo scarpone in plastica della Lange, ancora con i lacci
Il primo scarpone tradizionale ad entrata posteriore, ancora in cuoio. E’ del 1967, è targato Sidi e precede di quindici anni l’innovazione introdotta dalla francese Salomon
Il primo scarpone in plastica ottenuto tramite iniezione: è il modello Astral Super della Nordica ed è del 1969





