ANNI SETTANTA E OTTANTA. II a DIVERSIFICAZIONE PRODUTTIVA


Tuttavia, non tutti i produttori credono nelle potenzialità dello scarpone in plastica: qualche nostalgico ritiene si tratti di una moda passeggera e che niente potrebbe mai sostituire il caro vecchio e glorioso cuoio. Altri invece, pur essendo consapevoli del valore della nuova tecnologia, non hanno la possibilità, o non se la sentono, di investire in personale specializzato e in macchinari così costosi come quelli necessari per produrre il “tuttoplastica” (grande quantità di stampi, presse orizzontali e verticali per lo stampaggio ad iniezione…).
Alcune aziende si lanciano quindi nella produzione di calzature alternative: scarpe da calcio (Diadora, Lotto), da ciclismo (Sidi, Diadora, Gaerne, Axo, Jolly), da danza (Anniel, Ebor), da fondo (Artex), da ghiaccio (Risport, Roces), da tennis (Lotto, Diadora), da tempo libero (Aifos, Grisport, Lomer). E’ la IIa diversificazione produttiva.
Nel 1970, in seguito alla conquista americana della luna (1969), Tecnica lancia sul mercato il primo doposci in materiale sintetico: il famoso Moon Boot. Il prodotto, con una forma che richiama vagamente quella delle scarpe degli astronauti, ha un incredibile successo commerciale tanto da arrivare quasi inalterato fino ai nostri giorni. Diviene così un prodotto di moda, capostipite di un’enorme serie di modelli che verranno immessi sul mercato dalle aziende montelliane.
Da vedere:
Il Moon Boot della Tecnica, il doposci-rivelazione degli anni Settanta
Uno dei primi pattini da ghiaccio con scafo in plastica
La prima scarpa da ciclismo con la tacchetta targata Sidi
Uno dei primi stivali da motociclismo (Alpinestars)
La scarpa da tennis modello Competition by Lotto del 1978, progettata da Marc Sadler
Uno dei pittoreschi e voluminosi doposci in pelo di capra tibetana (Diadora)





